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YOGA PER CAVALIERI

L'UNIONE CON IL CAVALLO SEGUENDO LE YOGASUTRE DI PATANJALI

L'UNIONE CON IL CAVALLO SEGUENDO LE YOGASUTRE DI PATANJALI

L'unione attraverso il percorso yogico è per noi occidentali una cosa fattibile. Base sono l'amore e il rispetto per se stessi e per il cavallo e la voglia di trovare un' altra dimensione nell' equitazione. Michel Robert la chiama equitazione spirituale. Prima di intraprendere questo percorso consiglio di leggere il file PDF nella sezione EQUITAZIONE: Yoga e Qi Gong a cavallo, esercizi fisici:

Parte I, Sutra 2Lo yoga è la capacità di dirigere la mente verso un unico oggetto, mantenendosi in quella direzione senza distrazione.

Abbiamo scelto il cavallo come oggetto per praticare l'unione. In seguito vediamo gli otto membri dello Yoga, secondo le sutre di Patanjali, applicate sulla pratica equestre.

Parte II, Sutra 29: Disciplina esterna (yama) ed interna (niyama), l'assetto (asana), il controllo del respirazione (pranayama), la ritensione dei sensi (pratyahara), la concentrazione (dharana), l'immersione (dhyana) e l'unione (samadhi) sono gli otto membri dello yoga.

1. YAMA, DISCIPLINA ESTERNA

1. YAMA, DISCIPLINA ESTERNA

I Yama descrivono i necessari comportamenti verso quello, che ci circonda. Nel nostro caso ci indicano come ci dobbiamo comportare nei confronti del cavallo:

1. Il rispetto per tutti gli esseri viventi, soprattutto quelli indifesi, in difficoltà o in condizioni peggiori delle nostre.

2. La retta comuncazione attraverso la parola, gli scritti, i gesti e le azioni.

3. La non cupidigia, ovvero la capacità di astenerci dal desiderare ciò che non ci appartiene.

4. La moderazione in tutte le nostre azioni.

5. La non ingordigia, ovvero la capacità di prendere solo ciò di cui abbiamo bisogno.

Alla base del nostro percorso, verso l'unione con il cavallo, c'è il rispetto per l'animale, quindi significa riconoscere che esso ha un'anima, che è un essere vivente con una personalità tutta sua, che lo distingue da altri cavalli, che ha le proprie capacità ma anche i suoi limiti e che ciò varia da cavallo a cavallo. Ci dobbiamo chiedere, se ciò che chiediamo al cavallo, esso è in grado di fare. Il cavallo per sé non ha la struttura adatta per essere cavalcato. Sta a noi di ginnasticarlo. Anche qui possiamo applicare il metodo yogico. Ciò significa di assicurarsi che il cavallo è rilassato e che respira tranquillo. Per poi portarlo nel movimento fino alla posizione da lui supportabile, sofermandosi un attimo, allungando in seguito da volta a volta la durata, sempre osservando il cavallo. Se lui collabora tranquillamente, fate bene. Se avete chiesto troppo il cavallo si oppone oppure si blocca. Non dobbiamo abusare della bontà e disponibilità del nostro cavallo. Importante tenerlo in condizioni che avvicinino il suo habitat naturale, quanto meno, non chiuderlo in box per troppo tempo ma lasciarlo in compagnia di altri cavalli in un paddock. Parte II, Sutra 30.

 

2. NIYAMA, DISCIPLINA INTERNA

2. NIYAMA, DISCIPLINA INTERNA

I nyama descrivono i necessari comportamenti verso noi stessi. Nel nostro caso in relazione con il cavallo.

1. La pulizia, ovvero mantenere pulito e in ordine il corpo e l'ambiente in cui viviamo.

2. La capacità di accontenrarsi, ovvero l'essere soddisfatti di ciò che noi abbiamo.

3. La rimozione delle impurità del corpo e ella mente attraverso un coretto modo di dormire, di fare esercizio fisico, di nutrirci, di lavorare e di ripotsarci.

4. Lo studio e la necessità di esaminare e valutare i progressi fatti.

5. Il rispetto per una più alta intelligenza, ovvero l'accettazione dei nostri limiti in rapporto al Divino.

Prima di chiedere una performance al cavallo, ci dobbiamo chiedere noi, se siamo in grado di assecondarla ed equilibrati mentalmente, fisicamente e psichicamente, ciò comporta il riconoscere dei nostri limiti, ma anche il lavorare sulle nostre abilità come cavaliere, tenendo il nostro corpo in forma e studiando tutto il necessario per imparare l'equitazione. Non far diventare il cavallo vittima, dei nostri malumori, oppure delle nostre incapacità, ma neanche sacrificarlo per la nostra ambizione in ambito agonistico. E' molto importante quindi voler imparare e mettersi in discussione. Parte II, Sutra 32.

3. ASANA, L'ASSETTO

3. ASANA, L'ASSETTO

PARTE II, SUTRA 46: L'asana deve essere solido e piacevole.

PARTEII, SUTRA 47: Dobbiamo assumere questa posizione in un stato di completo rilassamento. Dirigendoci verso l'osservazione dell' infinito.

La schiena è dritta e in seguito la colonna vertrebale.. Le spalle larghe, portano il busto ad un apertura, importante per la respirazione, i muscoli del corpo sono rilassati. Possiamo paragonare quest'assetto con la posizione yoga tradizionele di meditazione, conosciuta come lotos (padmasana), nella quale i 7 cacra si trovano in una linea orizzontale perfetta. E' importante non forzare mai un corretto assetto a spese del rilassamento. Non dobbiamo costringgere il corpo. L' importante è sentire  i propri limiti e la voglia di superargli, senza ambizione e sforzo. Prendere consapevolezza del proprio corpo è spesso la chiave per risolvere dei problemi posturali. Eckhart Meyners, nel suo libro " Esercizi in sella", sottolinea che l'assetto a cavallo è come stare seduto in piedi. Egli scrive che l'immagine completa del cavaliere va guardata, considerando che ogni singola parte del corpo deve essere sistemata in modo che il cavaliere rimanga in piedi, dopo che il cavallo è stao tolto da sotto il corpo. Spalle, bacino, piedi stano su una linea verticale.

4. PRANAYAMA, LA RESPIRAZIONE

4. PRANAYAMA, LA RESPIRAZIONE

PARTE II, SUTRA 50: Il pranayama è composto dalla regolazione dell' espirazione, dell' inspirazione e della ritenzione del respiro. La regolazione di questi tre processi è ottenuta agendo sulla loro durata e matenendone il controllo per un determinato periodo di tempo, mantenendo nel contempo la mente sul processo. Questi elementi della respirazione devono essere lunghi e regolari.

Massima importanza anche qui ha la colona vertebrale eretta, per dare massima ampiezza a pancia e toracce. L'intento deve essere di inspirare cosi profondo, che il nostro respiro si unisce a quello del cavallo.

Px: espirare per 4 pulsazioni, trattenere il respiro per 4 pulsazioni, ispirare per 4 battiti di cuore. Ripetere il ciclo. L'obiettivo è di alungare sempre di più le varie fasi.

Parte II, Sutra 51: Allora il respiro trascende il livello della coscienza.

Parte II, Sutra 52: La pratica regolare del pranayama riduce gli ostacoli che impediscono la chiare percezione.

Parte II, Sutra 53: La mente è pronta per essere diretta verso l'oggetto prescelto.

 

 

5. PRATYAHARA, RITIRO DEI SENSI

5. PRATYAHARA, RITIRO DEI SENSI

Parte II, Sutra 54: Quando i sensi si ritirano dagli oggetti, ovvero entrano nell' essenza dello spirito, allora questo stato si chiama " ritiro dei sensi ". 

Per poter fare ciò, ci dobbiamo mettere in un stato mentale ed emotivo, paragonabile a una tazza vuota. Dobbiamo cercare di liberarci dei nostri pensieri e preoccupazioni. Apriamo la nostra mente, il nostro animo e il nostro corpo a questo incontro con il cavallo.

6. DHARANA, CONCENTRAZIONE

6. DHARANA, CONCENTRAZIONE

Pranayama e pratyahara insieme costruiscono le condizioni base necessarie per questo stato meraviglioso, chiamato dharana. Il tuttu rallenta la nostraattività e le nostre funzione organiche; in tal modo tutti gli strati del tempo, che velano lp spirito, spariscono. Lo spirito viene illuminato da una luce, che lo libera da tutti gli oggetti e lo ferma nei limiti del suo spazio interno, legandolo unicamente al cavallo.

Parte III, Sutra 1: Il legarsi della coscienza con l'oggetto scelto è concentrazione.

 

7. DHYANA, IMMERSIONE

7. DHYANA, IMMERSIONE

La concentrazione sul cavallo, come descritta prima, è la base per l' immersione. Dobbiamo essere pronti per tuffarci, lasciando tutto dietro di noi, di fidarci completamente e di abbandonarci per ritrovarci molto più ricchi e umili.

Parte III, Sutra 2: nella concentrazione c'è il consenso di un esperienza unica, che è l' immersione.

8. SAMADHI, L' UNIONE

8. SAMADHI, L' UNIONE

L'unione con il cavallo è lo stato in cui siamo tuffati e siamo immersi nell' altro. Abbiamo perso il nostro senso dell' Io. Siamo diventati un tutt' uno con il cavallo. C' è solo un cuore che batte, solo un respiro. Gli impulsi neurofisici sono unanimo. Voi pensate con il suo cervello e lui con il vostro. Non c' è più limite. In quel momento siamo noi il centauro, l'animale mitico. Siamo noi il DIO Odino oppure la Dea Epona. Tutto è diventato possibile, perché non ci sentiamo più un ego ben circoscritto, ma sciolti nel tutto. Il santo indiano Ramakrsna paragonava questa sensazione con una bambola di sale, che si immerge nell' oceano. Il volo allora è simbolico e descrive uno stato in cui abbiamo superato l' idea della materia come condizione vitale. A tale punto diventiamo coscienti dell' energia divina come fonte di tutto.

Parte III, Sutra 3: Solo l' immersione, che unicamente illumina l'oggetto, dove uno viene privato della propria identità, è l' unione.

Anche nel mondo dell' equitazione è entrato il desiderio di andare oltre il materiale. Michel Robert, campione francese di salto agli ostacoli è stato uno dei primi a collegare lo Yoga all' equitazone e chiamarla equitazione spirituale, per indicare l' inizio di una nuova epoca in cui sta per entrare questa disciplina. Sherry L. Ackermann scrive in " Dressage nella quarta dimensione " che l' unione tra cavallo e cavaliere è un atto di devozione in cui ognuno impara a trattare l' altro con rispetto e riverenza assoluta. Il cavaliere abbandona i metodi duri e impronta il suo lavora compassione. Il cavallo abbandona i vizi, impara ad aver fiducia ed a rispettare questo rapporto.